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ASSISTENZA PSICOLOGICA DOMICILIARE A MALATI CRONICI O TERMINALI

Assistenza psicologica domiciliare - Psicologo Varese

La realtà della malattia in fase avanzata o terminale si presenta complessa e multidimensionale; i diversi aspetti, sia organici che psicologici, sono strettamente intrecciati tra loro e vengono vissuti con molta intensità dal malato, dai familiari, dal personale sanitario e dai volontari.

In genere, gli aspetti organici sono posti in primo piano mentre la dimensione psicologica viene lasciata in secondo piano e vissuta principalmente come effetto collaterale della malattia.

Ma questa, nella sua inscindibile globalità, è influenzata in modo significativo da dinamiche ed esperienze psicologiche spesso sottovalutate o non sufficientemente note.

La mancata considerazione degli aspetti psichici ed emozionali, nel corso delle diverse fasi della crisi provocata dalla malattia, rischia di amplificare i sentimenti di disagio, solitudine e dolore non solo del malato e del suo contesto familiare, ma anche dell'équipe che si occupa dell'assistenza medico-infermieristica al malato.

SOSTEGNO PSICOLOGICO DIRETTO AL MALATO

Per il malato cronico o terminale, l'aggravarsi di quella particolare sofferenza che è stata definita come "dolore totale", indica un progressivo modificarsi di ogni connotazione personale: l'identità corporea, il ruolo sociale, lo status economico, l'equilibrio psicofisico, la sfera spirituale, il soddisfacimento dei bisogni primari.

L'intervento assistenziale va colto nella sua dimensione olistica e si colloca al servizio della soggettività del paziente, spostando l'attenzione dalla malattia alla persona del malato ed ai suoi bisogni.

 

Collocare al centro dell'intervento assistenziale la persona in cura, significa prendere in considerazione i diritti inalienabili di ogni essere umano, riconoscendo nel paziente:

 

Lo psicologo può porsi come trait-union, mediatore o facilitatore della relazione talvolta interrotta, a causa della "congiura del silenzio" che spesso avvolge il malato, talvolta carente per via delle difficoltà, sia del malato che dei famigliari, nell'affrontare le questioni sospese e i non detti.

L'azione di facilitazione e mediazione può contribuire ad aiutare pazienti e famiglie ad apprezzare, pur nella drammaticità della situazione, le esperienze positive, in termini di relazione e comunicazione, che è possibile sperimentare quando si è o si vive con un malato grave.

SOSTEGNO PSICOLOGICO DIRETTO ALLA FAMIGLIA

L'intervento dello psicologo va indirizzato in favore del nucleo famigliare, al fine di sostenere le figure più prossime al malato.

 

Per poter realizzare concretamente un'assistenza domiciliare continua è necessario che la famiglia sia sufficientemente preparata a svolgere un compito che si presenta irto di difficoltà. Infatti, se il malato è l'obiettivo degli sforzi, la famiglia è il mezzo attraverso cui si concretizza l'intervento di assistenza domiciliare.

 

Non sempre è il malato ad avere maggior bisogno di sostegno ed aiuto psicologico. Le difficoltà di una famiglia nel gestire un membro malato nascono dall'impatto con la straordinarietà della situazione, che impone aspetti nuovi da capire e da risolvere, e uno sconvolgimento della routine quotidiana. Molti familiari sono costretti ad alterare le loro abitudini e non hanno più orari. A tutto ciò va aggiunto il clima di sofferenza psico-affettiva in cui la famiglia si muove.

 

Non dobbiamo dimenticare che la malattia è un evento che inevitabilmente apre una crisi nel sistema famigliare alterando le normali dinamiche e relazioni parentali. Le risorse, le modalità di funzionamento, la forza e la coesione del sistema famigliare sono messe a dura prova.

Anche la famiglia, come il malato, sperimenta nel corso della malattia tutta una serie di emozioni. Sentimenti di paura, rabbia, impotenza, depressione e ansia sono del tutto normali e comprensibili, sia nel paziente che nei suoi famigliari. Tuttavia, l'intensità dei sentimenti assume spesso un valore negativo agli stessi occhi dei famigliari spingendoli a reprimere, negare ed anestetizzare i propri e gli altrui vissuti emotivi. Questo controllo emozionale si traduce in un incremento del reciproco senso di solitudine che aumenta, piuttosto che ridurre, la distanza emotiva all'interno della famiglia.

 

Tenendo conto di questi diversi aspetti, l'intervento dello psicologo può concretizzarsi nella possibilità di offrire:

 

 

 

 

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